Zafarana di Tortora, il Mise registra il marchio

Zafarana fest di Tortora, venerdì al via la IX edizione

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La vera finta storia della "Zafaràna" di Tortora

Un grazie particolare a Maria Cristina Orga e a Davide Luigi di Lorenzo che hanno voluto restituirci in versi e immagini la "vera finta" storia della zafarana, perché nulla andrà mai perduto del nostro passato finché ci sarà qualcuno che lo racconterà e qualcun altro che l'ascolterà.

La Zafarana, questa (s)conosciuta

Chi ha imparato a conoscere e amare Tortora, ha imparato anche ad apprezzare l’ospitalità della sua gente.

Custodi della memoria di uno straordinario passato, i pochi contadini rimasti conservano ancora oggi un rapporto antico con una natura benedetta dal sole, dal cielo e dal mare. È ciò che costituisce il patrimonio principale della nostra terra.

In questa terra giunge il peperone, una solanàcea importata dalle Americhe nel corso del XVII secolo, insieme con la patata, il pomodoro e la melanzana.

Il nuovo prodotto fu subito apprezzato dai Tortonesi, che incominciarono a chiamarlo con il nome di “zafaràna”, dall’arabo zafran, e a utilizzarlo, polverizzato (zafaràna pisàta), come condimento dei loro cibi, oppure come vera e propria vivanda dostitutiva della carne o dei legumi: zafaràni fritti, arrustùti e riddi (seccate e passate in padella).

Noi dell’Associazione “La Zafarana di Tortora” siamo impegnati da anni a recuperare la coltivazione del peperone locale, dalla tipica forma “a corno di capra”, con l’utilizzo delle antiche sementi fornite dei nostri contadini e dall’azienda agricola Montesano.

Ma la riscoperta e la valorizzazione della zafaràna significa molto di più.

Ci offre l’occasione di recuperare per quanto è possibile una cultura in via di estinzione, con tutto ciò che essa porta con sé: la semplicità e la sobrietà della vita, il senso della festa, la condivisione dei pasti, il rispetto dell’accoglienza incondizionata dei forestieri.

Sono valori tutt’altro che superati e siamo lieti di poterli trasmettere anche ai ragazzi delle nostre scuole attraverso le opportunità che ci vengono offerte. Di questo ringraziamo la Dirigente Scolastica e il corpo docente, sempre in prima fila affinché i valori umani e spirituali della nostra gente e della nostra terra non vadano perduti.

In una società che con il pretesto di salvaguardare la propria identità rischia di diventare sempre più individualista, chiusa e diffidente nei confronti del diverso, la zafaràna ci aiuta mantenere insieme la nostra vera anima e l’accoglienza dell’altro.

Al conseguimento di tali obiettivi ci sono senz’altro d’aiuto i nostri concittadini, il Sindaco e l’Amministrazione Comunale, che ha finanziato questa pubblicazione. Li ringraziamo di vero cuore.

Un grazie particolare va poi a Maria Cristina Orga e a Davide Luigi di Lorenzo che hanno voluto restituirci in versi e immagini la “vera finta” storia della Zafaràna, perché nulla andrà mai perduto del nostro passato finché ci sarà qualcuno che lo racconterà e qualcun altro che l’ascolterà.

Giuseppe Limongi
Presidente de “La Zafarana di Tortora”
Associazione Culturale

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